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Nuove prospettive

ELI.B  Pensieri   Nuove prospettive

Nuove prospettive

E se provassimo a lasciare le città senza vetrine per un mese?

 

 

Un esperimento sociale. Un mese senza luci accecanti, manichini immobili, loghi giganteschi e promesse di felicità esposte dietro un vetro.

 

 

Che cosa accadrebbe? Forse, per la prima volta, torneremmo a guardare le città invece di essere continuamente invitati a desiderare qualcosa.

 

 

Siamo talmente abituati all’abbondanza da non accorgerci più della sua invadenza. Ogni spazio deve catturare lo sguardo, ogni superficie deve comunicare, ogni angolo sembra doverci vendere un’identità. Non basta più esistere: bisogna apparire, possedere, esibire.

 

E se togliessimo tutto questo, che cosa resterebbe?

 

 

Forse scopriremmo che il desiderio, quando smette di essere continuamente provocato, torna a distinguere ciò che vuole davvero da ciò che gli è stato insegnato a volere.

E forse ci sentiremmo persino più liberi. Non perché ogni vetrina sia inutile, ma perché abbiamo perso la capacità di sottrarci al suo richiamo.

La vera domanda è: abbiamo ancora bisogno di vedere tutto per sentirci vivi?

 

 

O siamo diventati spettatori di un’abbondanza che non ci arricchisce più, ma ci riempie soltanto gli occhi?

Un mese senza vetrine. Non per abolire la bellezza, né il commercio, ma per restituire alla bellezza il diritto di non dover vendere nulla.

 

 

E per scoprire, finalmente, che cosa riusciamo a vedere quando nessuno cerca più di catturare il nostro sguardo.